- Sale I e II - Il Primo Impero
- Sala III - Il Secondo Impero
- Sala IV - Il Re di Roma
- Sala V - La Repubblica Romana
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Sala VI - Paolina Bonaparte
- Sala VII - Il Regno di Napoli
- Sala VIII - Mito e satira
- Sala IX - Zenaide e Carlotta
- Sala X - Luciano Bonaparte
- Sala XI - Carlo Luciano e Zenaide Bonaparte
- Sala XII - Giuseppe Primoli e Matilde Bonaparte
Sala VI - Paolina Bonaparte
Dopo una prima formazione all’Accademia di Gand, Abeele si reca nel 1818, soggiornandovi fino al 1823, a Parigi presso l’atelier di J.A.Gros, introdotto da J.L.David, esule a Bruxelles. Predilige in questo periodo i soggetti di contenuto storico, mitologico e religioso. Alla fine del 1823 giunge a Roma, per perfezionare le sue conoscenze, avendo modo di frequentare altri artisti belgi come F. Vervloet e M. Verstappen, che lo orienteranno su temi più popolari. Subisce anche l’influenza di F.M.Granet per quanto riguarda la pittura di interni, in particolare di architettura religiosa. Nelle scene di vita popolare, che rivelano uno studio accurato dei costumi e delle acconciature, è evidente il riferimento a Léopold Robert e a Pinelli, fonte inesauribile di soggetti. A Roma, dove si trattiene fino al 1830, frequenta anche gli ambienti francesi e diventa insegnante di disegno di Luigi Napoleone Bonaparte, ospite con la madre Ortensia a Villa Paolina negli anni fra il 1824 e il 1830. Dopo il 1830 Abeele si trasferisce a Firenze, continuando a far parte dell’entourage dei Bonaparte: è un assiduo frequentatore di Palazzo Serristori dove Charlotte Bonaparte, rimasta vedova, si era trasferita. Negli album di quest’ultima sono conservati numerosi acquerelli d’interni eseguiti dall’artista belga sia a Firenze che a Roma, dove soggiornerà per qualche mese nel 1836, prima di lasciare definitivamente l’Italia.
L’acquerello, sicuramente proveniente da un album di Charlotte, non è firmato, ma è senza dubbio ascrivibile ad Abeele per i tocchi minuti e nervosi, per le figure sottili, per la sensibilità cromatica. L’ambiente, di gusto neoclassico nella decorazione del soffitto a volte e nelle pareti, è arredato con mibili semplici: "un pesante divanetto impero con tappezzeria d’Aubusson, alcune leggere sedie di Chiavari, un lunghissimo divano su cui è posata una serie di cuscini ricamati a punto croce". L’artista descrive minutamente i dettagli soffermandosi in particolare sulle tappezzerie: la rapidità del tratto non impedisce di riconoscere nel motivo ricamato sul primo cuscino, appoggiato sul lungo divano di destra, la giraffa donata poco prima del 1830 a Carlo X dal Pascià d’Egitto. Sono facilmente identificabili non solo Zenaide, proprietaria di Villa Paolina dal 1827, che è rappresentata seduta attorniata dai figli Giuseppe, Giulia, Charlotte e Maria, ma anche la sorella Charlotte alla finestra con accanto Leonia, Luigi Luciano e, nella culla, l’ultima nata Augusta. A Villa Paolina sicuramente Zenaide ricevette Giacomo Leopardi durante gli ultimi mesi del suo secondo soggiorno romano.
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